Aspettando la Enki Agricola

Autore: admin, 10 19th, 2011

Si avvicina la data di uscita della nostra Enki Ale con marchio Birra Agricola Italiana.

Circa un mese fa abbiamo raccolto il luppolo, la cui produzione seppure abbastanza esigua dovrebbe soddisfare il quantitativo necessario per questa prima cotta.

La varietà che sembra aver attecchito con più facilità si è rivelata il Cascade, seguita dal Fuggle e dal Golding. I fiori emanano un profumo intenso e deciso e la resina sembra abbondante. Le quantità e le percentuali da utilizzare le decideremo al momento della prima bollitura assieme al nostro mastro birraio Matteo Bocedi.

Il malto Pils, prodotto dalla trasformazione del nostro orzo maremmano presso il maltificio del COBI, è pronto anch’esso da circa un mese.

Insomma, per vedere la nascita della prima Birra Agricola Maremmana bisognerà aspettare solo poche settimane. Stay tuned.

ENKI33

Autore: Pier Paolo, 08 02nd, 2011

L’altra grande novità in casa Enki è la nascita della “Enki 33”, sorella minore della 0,75. Adatta ad un pubblico ancor più giovane e con un look rinnovato e più fresco , che strizza l’occhio al mondo delle pin-up e degli anni ’20, la Trentatre è in dirittura di arrivo e ne attendiamo l’uscita per l’inizio di Agosto. La ricetta è del tutto simile alla Blonde,  con una facilità di beva ancor più pronunciata.

IL PROGETTO ENKi ALE CONTINUA CON IMPORTANTI NOVITA’

Autore: Pier Paolo, 08 02nd, 2011

Data la nostra intenzione di coltivare direttamente in azienda il nostro orzo e il nostro luppolo ci siamo sentiti chiamati in causa per porre l’accento sulla questione più prettamente agricola legata alla birra, da sempre lasciata in secondo piano a causa dei forti interessi dei gruppi industriali.

Di conseguenza abbiamo preso la decisone di aderire al CO.BI., il Consorzio italiano produttori dell’orzo e della birra, che ha realizzato un piccolo maltificio in provincia di Ancona. Grazie a questa struttura, unica nel suo genere in Italia, nata dall’impegno di Copagri Marche, piccoli produttori di orzo come noi saranno in grado di produrre birra rimanendo a regime agricolo, utilizzando il neonato marchio Birragricola Italiana.

Le altre malterie italiane lavorano a regime industriale, andando incontro alle esigenze delle grandi Case produttrici di birra.

Dopo aver incontrato il Dott. Landi, presidente di Copagri Marche, e  il Sig. Giangiacomi, presidente del CO.BI., siamo stati convinti della bonta’ del progetto e abbiamo deciso di portare il nostro orzo maremmano fino ad Ancona. In questo modo abbiamo avuto la certezza che il malto ottenuto deriverà direttamente dalla nostra produzione.

Il fatto di non avere un birrificio che lavora esclusivamente per noi non lo consideriamo come un fattore limitante per il nostro progetto, anzi.

Essendo 2 enologi che si sono lanciati un paio di anni fa in questo nuovo mondo (ai nostri occhi) capiamo che il lavoro in birrificio deve essere seguito direttamente da un mastro birraio che conosce l’arte della birra e che sappia gestire l’impianto nel migliore dei modi. Noi, insieme al mastro birraio, studiamo la ricetta, cercando sempre delle piccole modifiche che rendano il prodotto sempre più piacevole ai nostri palati e a quelli dei nostri consumatori.

Il punto fondamentale, che vogliamo rimarcare sempre di più in questo mondo di artigiani della birra (che si rivelano sempre di più industriali) è che la differenza, continuerà a farla il territorio, ed è proprio per questo motivo che tutti i nostri sforzi saranno incanalati all’autoproduzione delle materie prime.

Moltissimi birrifici parlano di fantomatiche colture di orzo che sono utilizzate per la produzione della loro birra. Beh, sfatiamo un mito, fino ad ora questo fatto non è mai stato realmente attuabile, visto che i maltifici italiani lavorano a livello industriale elevatissime quantità di orzo e non sono in grado di ridare al produttore con certezza il malto proveniente dalla sua stessa terra. Il motivo è molto semplice ed è dovuto all’enorme volume degli impianti. Cosa implica ciò? Implica che dare tutta questa importanza alla birra artigianale, un prodotto ottenuto acquistando malti e luppoli dall’estero, ci pare un controsenso.  Un controsenso devastante per il mondo agricolo italiano in primo luogo.

Cosa ne direste se, per produrre vino, facessimo arrivare le uve da una qualsiasi Bamberg viticola? Ci prendereste per cialtroni, e avreste tutti i motivi per farlo.

La nostra birra sarà diversa ed unica in quanto AGRICOLA, quindi territoriale in senso stretto, non in quanto ARTIGIANALE in sé e per sé. E’ questo il cambio di passo che secondo noi va dato in questo momento.

La prima malteria in Italia che è già in grado di rispondere a questa esigenza, lavorando con tutto il “know how” necessario per la produzione di un malto altamente qualitativo è frutto del lavoro del CO.BI. Questo è un fatto chiaro ed assodato.

Progetto Birrai in Maremma

Autore: Pier Paolo, 03 15th, 2010

Proprio come l’uva per il vino, cosi l’orzo per la birra è il punto di partenza per arrivare a produrre una bevanda di qualità. Lo sforzo maggiore starà quindi nel riuscire a ottenere un orzo idoneo per il malto  che riesca ad  esprimere al meglio il suo territorio.

Per questo motivo abbiamo individuato un terreno all’interno del Parco Naturale dell’Uccellina nel cuore della Maremma Toscana dove verrà prodotto il nostro orzo, destinato a dar vita alla nostra birra. Inoltre abbiamo deciso di piantare 5 tipologie differenti di luppolo, in modo da chiudere il ciclo di produzione dei nostri prodotti all’interno dell’azienda.